Incrociare le braccia: non c’è un’unica interpretazione

braccia incrociateLa maggior parte degli analisti del linguaggio non verbale ritiene che le braccia conserte indichino chiusura nei confronti dell’interlocutore.

Ormai, come abbiamo più volte spiegato durante i nostri corsi, questo segno gestuale può fornirci indicazioni molto diverse a seconda di come viene correlato ad altrettanti elementi della mimica e della postura e non va interpretato come item a sé stante.

Al di là di tutto ciò, normalmente si ritiene che una postura “chiusa” indichi un soggetto teso e nervoso. Tuttavia, può anche significare un atteggiamento dominante e addirittura dissuadente (es. “non avvicinarti”).

Approfondendo questa tematica, ci si pone la seguente domanda: le braccia conserte sono in relazione a tratti della personalità?

A tale proposito venne svolta una ricerca specifica: i partecipanti dovevano osservare foto di persone con le braccia conserte e persone con le braccia lungo il corpo. In seguito dovevano valutare l’autostima e i tratti di personalità (introversione-estroversione, stabilità emotiva, dominanza, ecc.) dei soggetti fotografati.

In conclusione, i partecipanti alla ricerca hanno percepito le persone con le braccia conserte come “chiuse verso l’interlocutore”, ma anche come individui dotati di una grande stabilità emozionale. Il risultato finale della ricerca indicano che le variazioni della postura possono indicarci tratti della personalità.

Tuttavia, al di là delle percezioni dei partecipanti alla ricerca, sappiamo che le braccia incrociate non indicano sempre “chiusura nei confronti dell’interlocutore”.

 dr. Rudy Lanza

Il linguaggio non verbale e gli scimpanzè

 

scimpanzeAlcune ricerche hanno dimostrato che negli scimpanzè il grattare (micropruriti) alcune aree del corpo non sono reazioni casuali, bensì sono le modalità attraverso le quali questi animali provano sensazioni negative dal punto di vista emozionale in una situazione di contesto sociale.

Infatti, gli scimpanzè si grattano molto più frequentemente quando si trovano in gruppo rispetto a quando si trovano da soli in gabbia.

I ricercatori hanno valutato le risposte degli animali in situazioni di stress e si è visto un aumento dei pruriti corporei soprattutto quando gli scimpanzè avevano difficoltà nel reagire.

Risultati simili sono stati osservati anche negli ourangs-outans.

Pertanto, in questi animali, sembra che il confronto con una situazione difficile da gestire metta in moto dei comportamenti non vocali, bensì dei veri e propri grattamenti su aree del corpo.

Si può ipotizzare che i micropruriti siano l’espressione di uno scarico di tensione interna causata da un eccessivo carico di stress.

Rudy Lanza, a seguito degli

studi di Leavens, 2001, 2004

I carcerati e le espressioni del viso

 

CarceratoLa forma e la struttura del viso possono influenzare il giudizio sui tratti di personalità dei carcerati?
Due ricercatori americani, J.P.Wilson e N.O.Rule hanno chiesto a 208 soggetti di osservare i volti (in fotografia) di 742 carcerati, la cui metà condannata a morte, l’altra all’ergastolo.
I soggetti, esclusivamente sulla base delle immagini fotografiche, avevano il compito di giudicare il “livello di fiducia” che ogni detenuto ispirava loro.
Il risultato: i condannati a morte hanno riportato un valore inferiore “di fiducia” rispetto agli ergastolani.
Addirittura, le vittime di errori giudiziari, scagionati ma precedentemente condannati a morte, hanno ottenuto lo stesso punteggio dei colpevoli in attesa di essere giustiziati.
Si può concludere che una valutazione circa i tratti di personalità di un individuo, emessa sulla base di un’espressione o di una forma del viso, è condizionata dal contesto in cui è integrato il soggetto in esame.

dr. Rudy Lanza